Eumene, Venezia, Pasquali, 1744

 ATTO TERZO
 
 Quartieri di soldati.
 
 SCENA PRIMA
 
 ANTIGENE, PEUCESTE e poi ARTEMISIA
 
 ANTIGENE
1025In tal guisa, o Peuceste,
 oprar mi è forza. Andiam, miei fidi.
 ARTEMISIA
                                                                    E dove,
 Antigene, ten vai?
 ANTIGENE
                                    Dove, o regina,
 troverò chi più grato
 riconosca il mio zelo e la mia fede.
 ARTEMISIA
1030E nell’uopo miglior tu mi abbandoni?
 ANTIGENE
 Troppo ti son fatal.
 ARTEMISIA
                                     Per te sperava
 la libertà di Eumene.
 ANTIGENE
 Per me che l’ho tradito?
 Per me, barbaro autor di sue catene?
 ARTEMISIA
1035Antigene, il confesso. Ebbi poc’anzi
 un ingiusto timor; ma ciò che oprasti,
 a favor del mio duce entro del campo,
 disingannò la mente,
 nel mio cor ti difese,
1040me colpevole fece e te innocente.
 ANTIGENE
 Mal mi ravvisi. Al primo error ritorna.
 Traditor mi credesti;
 traditor ti abbandono.
 Non mi arrossisco in dirlo.
1045Riconoscimi pur; qual fui, tal sono.
 PEUCESTE
 Dunque i suoi preghi...
 ANTIGENE
                                             Invan gli sparge. Addio.
 ARTEMISIA
 Va’ pure, infido. Or che mi lasci, io torno
 a’ miei primi sospetti e a te do fede.
 Se traditor tu parti,
1050almeno in tanti affanni
 il dolor non avrò di rimirarti.
 Va’ pur. La tua partenza
 mi farà più tranquilla.
 ANTIGENE
 E perciò ti abbandono. Addio, regina.
1055(Se più miro quegli occhi, il cor vacilla).
 
    Ti lascio e forse ancora
 conoscerai ch’io sono
 un traditor fedel.
 
    Chi sa se avremo allora
1060un pentimento egual,
 io di esser sì leal,
 tu sì crudel.
 
 SCENA II
 
 ARTEMISIA e PEUCESTE
 
 ARTEMISIA
 Lo veggo, amico. A bersagliarmi han preso
 gl’invidi fati; estinto
1065meco vogliono Eumene.
 PEUCESTE
                                              In preda al duolo
 non ti lasciar.
 ARTEMISIA
                            Che più mi resta? Il duce
 langue fra’ ceppi; il campo
 veggo avvilito e Laodicea più forte;
 mi tradiscono i miei; tutto mi è avverso,
1070tutto fatale. In questa
 disperata mia sorte,
 fuor che il solo morir, che più mi resta?
 PEUCESTE
 Ti consola, o regina. Ancor ci giovi
 tentar gli ultimi sforzi
1075e alla vita di Eumene
 sacrificar più vittime innocenti.
 ARTEMISIA
 Ma quando l’altrui sangue
 a salvar non lo basti, eccomi anch’io
 a’ piè di Laodicea,
1080pronta a versar per la sua vita il mio.
 
    Se non vivo all’amor,
 non vo’ viver al dolor,
 al rigor della mia sorte.
 
    No, che la mia,
1085più che vita, saria
 tormento e morte.
 
 SCENA III
 
 PEUCESTE
 
 PEUCESTE
 Da sì torbidi orrori,
 chi può sperar giorno sereno e lieto?
 E pur vedrò più belle
1090scintillarne le luci e a poco a poco
 dileguarsi le nebbie e le procelle.
 
    Fuggirà il duolo
 dal mesto viso
 e il lieto riso
1095vi tornerà.
 
    Sin la memoria
 di tanto affanno
 sarà un inganno
 che piacerà.
 
 Deliziosa negli appartamenti terreni di Laodicea.
 
 SCENA IV
 
 LAODICEA, EUMENE e NESSO con guardie
 
 LAODICEA
1100Deh, caro Eumene!
 EUMENE
                                      Principessa.
 LAODICEA
                                                               Eh lascia,
 lascia i nomi del fasto e a me rispondi
 con quei di amor. Non ti abusar, crudele,
 di una bontà che ti conserva; e tanto
 non lasciarmi arrossir d’inutil pianto.
 
1105   Dammi pietade,
 se pietà chiedo;
 rendimi amore,
 se amor ti do.
 
    Occhi adorati...
1110Ma già mi avvedo
 che siete ingrati...
 Deh serenatevi
 o morirò.
 
 EUMENE
 Laodicea, chiamo il cielo
1115in testimon del cor. Vedo che mi ami
 più di quello che dei, più che non merto.
 Tanta bontà, il confesso,
 mi sorprende, mi turba; e pur è forza
 ch’io ne senta il dolor di esserti ingrato.
1120Se vuoi...
 LAODICEA
                    Nulla più voglio,
 nulla più ti richiedo, odio i tuoi doni;
 e di me stessa alfin rossor mi prende.
 A que’ ceppi, o spietato, a quegli orrori
 che volea risparmiarti,
1125ti appresta omai.
 EUMENE
                                  Costante
 attendo...
 LAODICEA
                     Olà.
 NESSO
                                Che chiedi?
 LAODICEA
                                                        A me qui reca
 per pena di un ingrato aspre catene.
 NESSO
 Ubbidisco. (Nesso si parte)
 EUMENE
                        Quest’ira...
 LAODICEA
                                               Odimi. Io t’amo;
 ma tu ti perdi inutilmente. Hai tempo
1130ancora di salvarti e consolarmi.
 Non far ch’io mi disperi.
 Dammi un placido sguardo e mi disarmi.
 EUMENE
 La mia vita è in tua mano. Il men che temo
 è di morir, per chi morir sol devo.
1135Prendila.
 LAODICEA
                    E più la morte
 ami di Laodicea?
 EUMENE
 No, ma più della vita amo la fede.
 Fammi morir.
 NESSO
                              Ecco, regina, i ceppi.
 EUMENE
 Pronto gl’incontro.
 LAODICEA
                                     Altrove (Li prende e li gitta a terra)
1140portinsi quei di morte
 orribili stromenti. E che mi giova
 legare il piede a chi non posso il core?
 Parti.
 NESSO
              Men volo.
 LAODICEA
                                  Ah, torna.
 NESSO
 (Fan costei delirar sdegno ed amore).
 LAODICEA
1145Scegli, Eumene. Ecco i ceppi, ecco lo scettro.
 Ecco morte, ecco vita.
 Qual più ti aggrada?
 EUMENE
                                        Ancor mi tenti? Il piede...
 LAODICEA
 Sì, s’incateni. Alla prigion si guidi.
 Trionfasti abbastanza
1150della mia debolezza, alma superba.
 EUMENE
 Andiam, Nesso.
 LAODICEA
                                Sì, vanne. Ah, Laodicea
 altri nodi, altri ceppi,
 altro carcere, ingrato, a te volea.
 EUMENE
 
    Dammi vita o dammi morte;
1155sarò forte
 nella fede e nell’amor.
 
    Chi ha timor di tollerarle
 non ritorna alle catene.
 S’ebbi cor per incontrarle,
1160per soffrirle avrò più cor.
 
 SCENA V
 
 LAODICEA, poi LEONATO
 
 LAODICEA
 Misera! O quanto è fiacco
 sdegno di amor!
 LEONATO
                                 Leggi, regina.
 LAODICEA
                                                            Il foglio
 che racchiuder può mai? Nulla di lieto
 mi presagisce il tuo sembiante.
 LEONATO
                                                           Leggi.
1165(Già l’apre. Al primo aspetto
 come l’empia si turba!)
 LAODICEA
 (Alla morte di Eumene
 che soscriva il mio cor!)
 LEONATO
                                              (Come improvviso
 di pallori e di fiamme
1170sdegno, tema e rossor le sparge il viso!)
 LAODICEA
 Che mi si chiede! Il popolo, il Senato
 vuol la morte di Eumene? E la mia destra
 all’ingiusta sentenza
 qui soscriver si deve?
1175Qual novità? Leonato,
 dà leggi una regina o le riceve?
 LEONATO
 Sia il furor che gli accende iniquo o giusto,
 tutti chiedono il sangue...
 LAODICEA
                                                 Ah, non fia vero.
 LEONATO
 Temi, se non vi assenti, il tuo periglio.
 LAODICEA
1180Più temo il disonor.
 LEONATO
                                       Tanto la vita
 di un nimico ti è a core?
 LAODICEA
 Mi è stimolo a salvarlo
 la gloria mia.
 LEONATO
                           Dimmi più tosto amore.
 LAODICEA
 Che?...
 LEONATO
                Regina, era tempo
1185che si svelasse il nostro inganno.
 LAODICEA
                                                             E credi?...
 LEONATO
 L’artifizio non giova.
 Eumene, che ti offese, ebbe il tuo affetto;
 Leonato, che ti adora, ha gli odi tuoi.
 Intesi e vidi e tu negar nol puoi.
 LAODICEA
1190(Che posso dir?)
 LEONATO
                                  Tu sei convinta, ingrata.
 Ma se il genio ti astrinse ad adorarlo,
 perché finger poi meco? A che ingannarmi?
 LAODICEA
 (Qui d’uopo è simular, non irritarlo).
 
    Vorresti, t’intendo,
1195col fingermi infedel,
 costringermi a svelar
 gli ascosi incendi.
 
    Ma se mi struggo ardendo,
 non ti vo’ ancor giurar
1200che tu l’accendi.
 
 LEONATO
 E ancora...
 
 SCENA VI
 
 NESSO e i suddetti
 
 NESSO
                       A te ritorna
 Antigene dal campo.
 LAODICEA
 Abbia libero ingresso. (A tempo ei riede).
 NESSO
 Eccolo. Ma, regina,
1205a chi fu traditor non dar più fede.
 
 SCENA VII
 
 ANTIGENE e i suddetti
 
 ANTIGENE
 Regina, questa volta
 scoprì il ciel le mie trame.
 Mi avea fede Artemisia e già sperava
 condurla a’ ceppi tuoi; ma, non so come,
1210dell’inganno si avvide; e a me fu forza
 co’ miei guerrieri abbandonar quel campo
 ove, con la dimora,
 alla mia vita io non vedea più scampo.
 LAODICEA
 Non sempre arride a’ nostri voti il cielo.
1215Ma nell’opre ha riguardo
 un nobil cor, più che all’evento, al zelo.
 ANTIGENE
 Se ne’ presenti mali
 ti è opportuno il mio braccio,
 nol risparmiar. Tutto me stesso e i miei
1220per te son pronto a consacrar fra l’armi.
 LAODICEA
 Ove son essi?
 ANTIGENE
                            In loco
 dalla città poco discosto ed ivi
 attendono i miei cenni, io quivi i tuoi.
 LAODICEA
 (Da un amante irritato,
1225che più posso sperar? M’invia la sorte
 a tempo le difese ed io le accetto).
 Sì, Antigene...
 LEONATO
                             Ah, rifletti...
 LAODICEA
                                                      I tuoi guerrieri
 sieno di Laodicea scudo e sostegno.
 Vengano; in te mi affido
1230e sia tua gloria il conservarmi un regno.
 ANTIGENE
 
    Ciò che ti giura il labbro
 il cor ti osserverà.
 
    Se difensor tu il chiedi,
 farà più che non credi
1235né traditor sarà.
 
 SCENA VIII
 
 LAODICEA e LEONATO
 
 LEONATO
 Così cieca, o regina,
 corri al tuo rischio? E fidi
 le tue difese a un traditor? Qual mai
 esser può la sua meta, il suo disegno?
1240Vedi, per troppa fede
 tu metti a repentaglio e vita e regno.
 LAODICEA
 Prence, molti e molt’anni
 nell’arte del regnar mi han fatta esperta.
 Vedo a tempo i perigli; e a tempo scelgo
1245i più forti ripari.
 LEONATO
                                  E che?...
 LAODICEA
                                                    Ne’ mali
 mi consiglia il mio cor, non l’altrui zelo;
 e quando una difesa
 mi toglie amor, l’altra mi rende il cielo.
 LEONATO
 Dunque in me?...
 LAODICEA
                                   Che più posso
1250da te sperar? Geloso amante offeso
 sol medita vendette. A te son noti
 gli affetti miei. Più non ti ascondo il vero.
 LEONATO
 Così ingiusta?...
 LAODICEA
                                Nol nego.
 Ma che far ti poss’io? Che far tu vuoi?
1255Datti pace. È destino
 ch’arda a’ lumi di Eumene e non a’ tuoi.
 
    Saresti l’idol mio,
 se ti potessi amar.
 Ma inutile è il desio;
1260tu datti pace.
 
    Rifletti che un cor,
 per legge di amor,
 non ama ciò che dee
 ma ciò che piace.
 
 SCENA IX
 
 LEONATO
 
 LEONATO
1265Perfida, e pur t’intesi! A me sinora
 non parlò Laodicea; parlò la frode,
 l’inganno, il tradimento. Ite a dar fede
 a beltà che lusinghi, incauti amanti.
 O bugiarda o crudele,
1270o tradisce o non cura i vostri pianti.
 Ma ancor ti pentirai. Quella che volgo
 per l’agitata mente
 aspra vendetta e ria,
 poiché l’amor nol fece,
1275conoscer ti farà qual io mi sia.
 
    Spezza, o core, l’ingiuste ritorte
 e ti scorda l’ingrata beltà.
 
    Se il tuo sdegno non è così forte,
 fa’ che almeno non abbia il rossore
1280di sentir la tua viltà.
 
 Prigione con porta secreta che corrisponde alle stanze di Laodicea.
 
 SCENA X
 
 EUMENE
 
 EUMENE
 Opprimetemi pur, stelle tiranne,
 e tutto in me stancate
 l’odio vostro e il livor. Lagrime vili
 non mi usciran dal ciglio e non mi udrete
1285divider in sospiri il core oppresso.
 So far fronte a’ disastri
 e so in varia fortuna esser lo stesso.
 Sol la cara Artemisia...
 
 SCENA XI
 
 NESSO ed EUMENE
 
 NESSO
 Di Artemisia qui appunto
1290ti reco avvisi.
 EUMENE
                            O dei! Che avvenne?
 NESSO
                                                                    Alfine
 Laodicea...
 EUMENE
                       Che?
 NESSO
                                   Per opra
 di Antigene...
 EUMENE
                            L’ingrato!
 NESSO
 L’ha in suo poter.
 EUMENE
                                   Lei prigioniera? O fato!
 A lei mi guida.
 NESSO
                              In cieco
1295carcere è chiusa, ove non lice. Avvinta (Si apre la porta secreta e n’esce Laodicea)
 sta da ferree ritorte;
 e ogni momento attende
 il decreto fatal della sua morte.
 EUMENE
 Della sua morte?
 
 SCENA XII
 
 LAODICEA e i suddetti
 
 LAODICEA
                                  Sì. Del fier ministro
1300già le pende sul capo (Nesso si ritira)
 l’ignudo ferro e sta per tormi un colpo
 la superba rival. Tu impallidisci?
 Tu ne fremi? È cotesta
 la tua costanza? Il tuo gran cor ti manca?
1305Parla, Eumene. Vergogna
 abbi di tua fiacchezza e ti rinfranca.
 EUMENE
 (È possibile mai? Questo un inganno
 sarebbe? O pur lo credo?... Ah, ch’egli è vero.
 Mel dice il cor, me lo conferma l’alma
1310con secreti spaventi). Ah, Laodicea,
 se rivolgi in te stessa
 de’ tuoi mal nati e vilipesi amori
 la vendetta crudele in chi ti offese,
 hai la vittima pronta. Ei cada esangue
1315e perdona...
 LAODICEA
                         No, iniquo.
 Vo’ di Artemisia e non di Eumene il sangue.
 Si eseguisca. (Alle guardie)
 EUMENE
                            Ah sospendi...
 LAODICEA
 Vuoi ch’ella viva?
 EUMENE
                                   E che far deggio?
 LAODICEA
                                                                     In questo
 carcere, in questo punto
1320dammi fede di sposo e amor mi giura.
 EUMENE
 A te fede? A te amor?
 LAODICEA
                                          Vedi, altro mezzo
 non vi è. Risolvi ancora?
 Viva, se tu vi assenti.
 EUMENE
 Dura legge!
 LAODICEA
                         Se il neghi, ella sen mora.
 EUMENE
1325(Artemisia mi è cara...
 Ma romperò la fede?
 Quella fé che giurai? Quella, per cui
 mille vite darei,
 sacra a me più che il ciel, più che gli dei?
1330Non fia ver). Laodicea,
 se di Artemisia a ricomprar la vita
 può bastar questo scettro
 che ingiustamente usurpi,
 sia tuo; godilo in pace. Aggiungi a questo
1335e la vita di Eumene e i regni sui.
 Ma la fede non posso; ella è di altrui.
 LAODICEA
 Dunque Artemisia...
 EUMENE
                                        O dio!
 LAODICEA
 Morrà.
 EUMENE
                Ma non ne avrai
 altro frutto, o crudel, che la mia morte,
1340che un disonor, che un pentimento eterno.
 LAODICEA
 (Ah, che a vincer quel core arte non scerno).
 
 SCENA XIII
 
 NESSO e i suddetti
 
 NESSO
 Ah regina! Ah signor!
 LAODICEA
                                          Che fia?
 NESSO
                                                            Leonato
 assalita ha la reggia.
 EUMENE
 Leonato?
 LAODICEA
                    E come?
 NESSO
                                      A tua difesa invano
1345gli si oppongono i tuoi. Caddero i primi;
 fuggono gli altri. Ei già si avanza e grida
 voler di Eumene il capo.
 LAODICEA
                                               Empio.
 EUMENE
                                                               Che temi?
 Lascia ch’io mora.
 LAODICEA
                                    E avrei
 cor di mirarti estinto!
1350Che mai farò?
 NESSO
                             Cresce il periglio.
 LAODICEA
                                                               O dei!
 Nesso, va’ alle mie stanze e qui mi arreca
 l’armi di Eumene. Ecco, ti sciolgo io stessa
 da’ ferrei lacci. Anche spietato e rio,
 è pur forza ch’io ti ami, idolo mio.
 EUMENE
1355Per sì gran benefizio...
 NESSO
                                            Eccoti l’armi.
 Più non tardar.
 LAODICEA
                               Prendile, o duce. Vanne
 a difender te stesso; e ti sovvenga
 che in sì rigido fato,
 più di quello che feci,
1360far non potrei, se ancor mi amassi, o ingrato.
 EUMENE
 
    Vorrei poterti amar, per consolarti.
 Ma se mel nega il fato,
 non mi accusar d’ingrato.
 Ti posso usar pietà ma non amarti.
 
 SCENA XIV
 
 LAODICEA
 
 LAODICEA
1365Proteggetelo, o numi.
 Misera Laodicea!
 Tu conservasti Eumene
 ma non a te. Di tua pietà vedrai
 altra il frutto goder. Rompi una volta
1370gli antichi nodi e in libertà ritorna.
 Lascia, lascia di amarlo.
 O dio! Non l’ameresti,
 se fosse, o stolta, in tuo potere il farlo.
 
    Cuor che ben ama
1375non speri libertà.
 
    Se scuoter brama
 le sue catene,
 allor più sente,
 nell’inutil desio, la crudeltà.
 
 Piazza con scalinata del palazzo reale in prospetto.
 
 SCENA XV
 
 EUMENE e LEONATO con soldati combattendo; poi PEUCESTE, anch’egli con seguito
 
 LEONATO
1380Alfin cadrai.
 EUMENE
                          Leonato,
 non è facile impresa
 svenar Eumene, allor che stringe il brando.
 PEUCESTE
 Eccomi in tua difesa, eroe sovrano.
 LEONATO
 Oimè!
 EUMENE
                Renditi, o prence.
 LEONATO
1385Al nimico destin resisto invano.
 PEUCESTE
 Signor, pur ti riveggio
 fuor di catena e di periglio.
 EUMENE
                                                    Amico,
 andiamo a scior da’ ceppi...
 PEUCESTE
 Chi?
 EUMENE
             La cara Artemisia.
 PEUCESTE
                                                 E quando mai?...
 EUMENE
1390L’ha Antigene tradita e ben tu il sai.
 
 SCENA XVI
 
 ARTEMISIA, AMINTA e i suddetti
 
 ARTEMISIA
 Consorte.
 AMINTA
                     Genitor.
 EUMENE
                                       Sogno o son desto?
 ARTEMISIA
 Pur ti stringo.
 AMINTA
                             E ti abbraccio.
 EUMENE
 Sposa, figlio, cor mio, che giorno è questo?
 ARTEMISIA
 
    Giorno per te di gloria,
1395giorno per me di amor.
 
    Giorno che cangia all’alma
 in sicurtà di calma
 le smanie del timor.
 
 EUMENE
 Dunque Antigene...
 PEUCESTE
                                       A lui
1400tu dei la libertà, noi la vittoria.
 ARTEMISIA
 Ed il suo tradimento
 fa la nostra fortuna e la sua gloria.
 LEONATO
 (Incauta Laodicea! Ben lo previdi).
 
 SCENA XVII
 
 LAODICEA, ANTIGENE e i suddetti
 
 LAODICEA
 (Alfin voi mi tradiste, o fati infidi).
 ANTIGENE
1405Ecco, Eumene, Artemisia,
 coppia illustre di amor, nulla alla vostra
 felicità più manca. Io ne son forse
 non ultima cagion. Lecito sia
 dirvi: «È vostro il trionfo e l’opra è mia».
 EUMENE
1410E a te...
 ANTIGENE
                 Sì, duce. Entro a Sebastia fui
 co’ miei guerrieri appena
 che mio primo pensiero
 fu la tua libertà, la tua salvezza.
 LAODICEA
 Qual mi tradì?
 ANTIGENE
                              Col suo furor, Leonato
1415mi agevolò l’impresa; e allor che vidi
 dal geloso amator poste in tumulto
 le nimiche difese,
 corsi alle porte e le occupai. Peuceste,
 conscio già de’ miei fini,
1420vi accorse a tempo e la città fu presa,
 Laodicea prigioniera e voi felici.
 Così fu in un sol giorno a me concesso
 ingannare Artemisia,
 Eumene, Laodicea ma più me stesso.
 EUMENE
1425Dolce amico, perdona...
 ANTIGENE
 Ferma. Il nome di amico e il sacro amplesso
 non profanar.
 EUMENE
                            Perché mel neghi?
 ANTIGENE
                                                                È tempo
 che in Antigene apprenda
 Artemisia un amante.
 ARTEMISIA
1430Come?
 ANTIGENE
                 Eumene un rival.
 EUMENE
                                                   Che?
 ANTIGENE
                                                               Sì, quel volto,
 che piacque a te, me pur accese. Amore
 mi fece reo, la tua bontà innocente.
 Per goder ti tradii;
 per penar ti salvai. Nel tradimento
1435mi sognava diletti;
 or l’emenda del fallo è mio tormento.
 ARTEMISIA
 E osasti?...
 ANTIGENE
                       Addio. Per non mirarvi io parto.
 Ancor potrian quegli occhi
 turbar la mia ragion. Già il cor mel dice.
1440Addio, convien che sia,
 per non esser più reo, sempre infelice,
 che chi può di un rivale
 la fortuna mirar senza livore,
 se molto ha di virtù, poco ha di amore.
 
1445   Da te parto, bel volto sereno
 che involi al mio seno
 costanza e virtù.
 
    Di altrui non vo’ mirarti
 e mio non spero più.
 
 SCENA ULTIMA
 
 TUTTI, toltine Antigene e Nesso
 
 LAODICEA
1450Artemisia, vincesti; e di mia sorte
 a tuo piacer trionfa.
 Godi, o dio! con Eumene,
 ch’io ti salvai da morte,
 una vita miglior. Nel tuo possesso
1455ti assicuri il mio sangue. A te non chiedo
 di quant’oprai perdono.
 Se nell’ultima sorte
 non mi avvilisco, ancor regina io sono.
 ARTEMISIA
 Laodicea, quando ancora
1460non ti dovessi Eumene salvo, avrei
 gloria di perdonarti;
 né vendetta più dolce
 mi saprei figurar che in abbracciarti.
 EUMENE
 Donna real, lascia ch’Eumene anch’egli
1465ciò che può ti offerisca.
 S’ei ti tolse nimico
 un diadema dal crin, ten rende un altro.
 Se il suo cor ti negò, ti dà un amante
 degno di te. Sia tuo Leonato e seco
1470sia tua la Lidia.
 LAODICEA
                               Il tuo voler mi è legge
 né posso oppormi al mio destin. Leonato
 merta il mio cor per la sua fede; e il merta
 perch’è tua scelta. Accetto sposo e trono;
 amerò l’uno e l’altro
1475e caro mi sarà ciò ch’è tuo dono.
 LEONATO
 Di tal bontà...
 EUMENE
                            Sol chiedo
 a Leonato il suo amor. Sappia che in esso
 lo rispetto la Grecia
 e il sangue di Alessandro.
 LEONATO
1480Da’ benefizi tuoi mi sento oppresso.
 EUMENE
 Di sì lieti imenei
 andiamo tutti a render grazie a’ numi.
 LEONATO
 O gioia!
 LAODICEA
                  O amor!
 EUMENE
                                    Sposa.
 ARTEMISIA
                                                   Cor mio.
 PEUCESTE
                                                                      Qual bene
 succede a tanti orrori!
 AMINTA
                                           O padre amato!
 EUMENE
1485Ti sia di esempio, o figlio.
 Conservai la mia fede e son beato.
 EUMENE e LEONATO A DUE
 
    Son, mia vita, in te beato.
 
 ARTEMISIA e LAODICEA A DUE
 
 Son felice in te, mio core.
 
 A QUATTRO
 
 E il tuo amor fa il mio goder.
 
 A DUE
 
1490   Fu crudel...
 
 A DUE
 
                           Fu dispietato...
 
 A DUE
 
 La mia sorte.
 
 A DUE
 
                           Il mio dolore.
 
 A DUE
 
 Ma più dolce...
 Ma più caro...
 
 A QUATTRO
 
                            È ’l mio piacer.
 
 Il fine dell’«Eumene»